Capitolo 32 - Un cadavere di troppo
By Gabriele Driussi
«Ehi bellezza, tieni bene le mani in vista se non vuoi che il tuo amico faccia la sua stessa fine.»
Anna si rannicchia su sé stessa allontanandosi dal cadavere insanguinato.
«Non dirmi che sei sorpreso», esclama il folle guidando con una sola mano mentre con l’altra mi punta la pistola in faccia.
«Scommetto che hai molte cose da chiedermi. Su coraggio non essere timido.»
«Sei sempre stato tu, razza di bastardo.» Mi sforzo a tenergli testa per distrarlo da Anna. Non posso voltarmi verso di lei o rischio di farlo incazzare ancora di più.
«Accidenti che loquacità. E da cosa lo hai capito?» La sua risata risuona fanciullesca e allo stesso tempo agghiacciante.
«Perché tutto questo?»
«Per merito tuo Alex, sei la mia fonte di ispirazione. Le mie fantasie all’inizio erano ben diverse, ma grazie a te mi sono potuto migliorare. Ho evoluto la mia anima, porca di quella troia!»
Fontana possiede una doppia personalità e in questo momento il lato oscuro sta prendendo il sopravvento.
«Tu sei pazzo» Interviene Anna sporgendosi in avanti. Il cadavere accanto a lei ha assunto una posa innaturale e rende la scena ancora più surreale.
«Può darsi, ma chi dà retta ad un pazzo non lo è ancora di più?»
So dove vuole arrivare, quindi provo a deviarlo su un altro discorso.
«Perché una volta che mi avevi incastrato non hai smesso di uccidere? Non ti avrebbero più dato la caccia.»
«Il piano originale era proprio quello, ma sai una cosa? Non riesco a smettere di uccidere. Pensavo di riuscire a controllare i miei impulsi, ma sbagliavo. Se non lo faccio le mie tempie pulsano all’impazzata e poi mi diverto troppo a giocare con te, mi hai fatto provare nuove sensazioni. Ti sarò per sempre debitore Alex.»
Inquietante che consideri la strage lasciata dietro di sé come un semplice gioco. Ha ammazzato diverse persone e per lui è soltanto uno svago.
Stiamo uscendo dalla città. Il folle svolta improvvisamente a destra e ci troviamo sulla strada principale per andare fuori regione verso il Veneto, senza passare per l’autostrada. In questo modo ai caselli non registreranno la targa della macchina e i suoi colleghi poliziotti si accorgeranno troppo tardi che non abbiamo raggiunto la casa sicura.
«Ma se le cose stanno come dici tu, allora perché quel messaggio lasciato sul corpo di Erik Modonutti e le infinite volte che hai tentato di nuovo di imbrogliare la polizia, facendo credere loro che fossi colpevole?»
«Ho cambiato gli schemi, ragionavo in maniera diversa per confondere Romita. Da sbirro ti assicuro che se il ricercato non si comporta mai nello stesso modo è impossibile da prendere e alla fine ho avuto ragione io.»
Non riesco a seguire del tutto i suoi ragionamenti. Sono a dir poco distopici. E poi parla velocemente, è in evidente stato di fibrillazione. Rotea le pupille e si stropiccia di continuo gli occhi. Continua anche ad allungare il collo verso il volante e a sistemarsi spasmodicamente gli occhiali. Avrei dovuto accorgermi subito da quei gesti, che era lui il colpevole. Inoltre la sua altezza esagerata non poteva lasciare spazio a dubbi. Sono stato proprio un ottuso, ma quel delinquente è così furbo che ha fregato tutti, anche i suoi stessi colleghi.
«Hai intenzioni di ucciderci?» Chiedo a brucia pelo.
«Lo sai quale è il bello Alex? Che non lo so ancora. Mi sono spinto così in là che ormai vivo alla giornata. Deciderò strada facendo. Tra pochi minuti saranno tutti sulle mie tracce, ho gettato la maschera e quindi chi lo sa come andrà a finire.»
Probabilmente agisce sotto effetto di droga, ha le pupille dilatate e gli è comparso da poco un tic sul labbro inferiore. Sentendosi braccato è diventato ancora più pericoloso. Devo cercare di assecondarlo.
«Sei veramente un genio lo sai?»
«Grazie Alex, mi lusinghi.»
«Lo penso per davvero, hai ingannato tutti e nessuno ha mai sospettato di te, nemmeno quando mi hai lasciato andare al parco o sei entrato di soppiatto nella stanza dell’ospedale fingendoti un mio parente.»
«Una mente così è sprecata per lavorare in polizia, dovresti operare quanto meno nell’intelligence», aggiunge Anna intuendo la mia idea.
«Vi sbagliate se credete che adularmi possa salvarvi la vita, comunque apprezzo i vostri complimenti.»
Non attacca, dannazione. Fontana è troppo sveglio per cascare in questi trucchetti da prima elementare.
«E tu Alex come ti senti? Anche tu hai passato dei brutti momenti.»
«Già, per colpa tua.»
«Non intendevo quello. Ah, è vero! la tua ragazza non sa niente. Posso ancora affermare che è la tua ragazza vero? Vi siete riconciliati spero. Eh dai Alex non fare il permaloso del cazzo. Che cosa pretendevi con uno schianto del genere? Ovvio che ti tradisca.»
«Si certo, stiamo insieme, razza di depravato che non sei altro,» abbaia Anna risentita.
«Ma che bel caratterino, ti ama nonostante si sia scopata un altro, davvero insolito, ma commovente.»
«Adesso smettila per favore.»
«Non sei tu che detti le regole», dice mostrandomi la pistola.
«Perché non le racconti di Erik?»
«Basta ti prego. Non sono affari tuoi», lo supplico.
«Eccome se lo sono amico mio. Non hai idea di che sorpresa quella notte al parco, scoprirti a nascondere quel cadavere in mezzo a tutti quei cespugli. Non credevo ai miei occhi. Ti ho scattato una foto per immortalare il momento. Ha avuto inizio tutto da quel giorno.
Sono bastate poche ore di ricerca sul database della polizia e ti ho trovato. Seguirti è stato semplicissimo, non sospettavi nulla fino all’attimo in cui mi sono manifestato. Per me sei stato una manna dal cielo. Davvero buffo non credi?
Due omicidi nella stessa notte, ed entrambi abbiamo pensato di nascondere il corpo a pochi metri di distanza. Era chiaro fin da subito che tra me e te esisteva un legame profondo. Non potevamo fare a meno l’uno dell’altro. Incredibile sul serio. La mia mente aveva subito elaborato un piano diabolico per tenerti in pugno. E così è stato Cristo santo. Siamo arrivati fino a questo punto insieme. Ho anche provato a rivelarti la mia identità spargendo indizi dappertutto, ma tu non hai voluto capire. Ti ho perfino consegnato una mia foto, ma niente. Era come se tu volessi continuare a giocare con me.»
«Tu sei pazzo da legare.»
Il suo monologo è inquietante.
«Alex ma sta dicendo la verità?» Anna mi guarda con i lucciconi agli occhi.
Visto che resto zitto ci pensa Fontana a rispondere al posto mio. «Si, ha ucciso lui Erik.»
«Alex è vero?»
«Si», sussurro con un filo di voce. Vorrei aggiungere che si è trattato solo di un incidente, ma tutto quello che ho fatto in seguito non lo è affatto. Le menzogne, le omissioni, le brutte azioni che ho compiuto, tutto mi rende colpevole. Ammetterlo è un sollievo. È la prima volta che lo esterno a voce alta di fronte ad Anna ed è come liberarmi di un peso.
La mia compagna non mi rivolge più la parola per tutto il tragitto, è Fontana a rompere il silenzio.
«Ragazzi ho deciso.. Vi ucciderò. Contenti?»
Il farabutto si è fermato accanto ad un fossato per sbarazzarsi dell’agente appena trucidato. Ha atteso con pazienza che ci superassero tutte le macchine ed una volta assicuratosi che in strada non ci fosse più nessuno lo ha spinto giù con un calcio. Per precauzione ha ripulito tutti i sedili con della candeggina che teneva saggiamente nel portabagagli, ma qualche chiazza ostinata è rimasta comunque appressa sul poggiatesta. «Poco importa ormai’, ha bofonchiato esausto. In tutta tranquillità ha ripreso il posto del guidatore ed è ripartito.
Io ed Anna abbiamo assistito alla scena inorriditi ed impotenti. Fontana non si separa mai dalla sua pistola e controlla ossessivamente ogni nostro piccolo gesto o movimento.
«È inutile pregare», esclama sorprendendomi con le mani congiunte. «Nessuno ci sta seguendo. Avranno appena realizzato che sono io il killer del parco. Razza di idioti. Sono stato al loro fianco per troppo tempo. Giuliani non mi ha mai potuto sopportare e lo stesso valeva per me. Alla fine anche Romita iniziava a rompermi le scatole. Non digerivo più le sue ramanzine. Ben gli sta se adesso è passato a miglior vita. Perfino alcuni detenuti avevano intuito il mio doppio gioco, ma loro no, non se lo sarebbero mai aspettato da me. Poveri sciocchi, mi fanno pena. La loro fede nei valori e nella giustizia li ha resi ciechi.»
«Toglimi una curiosità, come facevi a prevedere tutte le mosse degli agenti e a sapere ogni cosa che combinavo?»
«Ah ah ah! Mi deludi Alex. Mi pare ovvio che per il sottoscritto i movimenti di Romita non avessero segreti. È stata una bazzecola aggiustare i miei piani in base ai suoi. Conoscevo per filo e per segno gli schemi di azione della polizia. Ne faccio parte da molti anni. La solfa è sempre la stessa, non hanno un briciolo di fantasia quei pivelli. Per quanto riguarda te invece, ho piazzato delle cimici nel tuo appartamento, ma appena ti sei insospettito le ho prontamente rimosse approfittando della tua presenza in centrale.»
Per questo no ho trovato nulla. Astuto davvero.
«I miei complimenti. Fino adesso sei stato impeccabile, perché ci vuoi uccidere? Non racconteremo niente alla polizia.» Effettuo un ultimo tentativo disperato.
«Sanno già tutto, è troppo tardi. Tanto vale liberarmi di voi, ma ti confesso che mi dispiace molto. Non potremmo più giocare insieme, ma giunti a questo punto sono costretto a cambiare vita e soprattutto dovrò scappare lontano.»
«Dove ci stai portando?» Chiede Anna ignorando la mia deplorevole supplica.
«In un posto tranquillo ed isolato dove poter nascondere i vostri cadaveri. Mi concederete vostro malgrado il tempo necessario per fuggire. Vi cercheranno dappertutto e così io guadagnerò minuti preziosi. Ho già pronti con me documenti falsi e travestimenti. Nessuno sarà in grado di rintracciarmi.»
Non può finire in questo modo. Non possiamo morire così. Mi viene in mente una idea molto rischiosa per salvare la pelle, ma occorre la collaborazione di Anna. Devo escogitare uno stratagemma per comunicargliela senza che lui se ne accorga.
Spremo a fondo le meningi e finalmente ho un lampo di genio. Speriamo che capisca, altrimenti siamo spacciati.
«Sembra quasi di trovarsi nel bel mezzo di quei film d’azione che ti piacciono tanto, vero tesoro?» Improvviso, rivolgendomi speranzoso verso Anna. L’ho spiazzata. Mi fissa titubante per qualche secondo, poi colgo nel suo sguardo una scintilla. Ha compreso le mie intenzioni.
«Mi fa piacere che adesso vi siate chiariti e andiate d’accordo. Non è bello morire arrabbiati», dichiara il folle soddisfatto.
Cento metri più avanti la carreggiata si restringe per dei lavori in corso e Fontana sarà costretto per forza a rallentare. Ancora pochi metri. Respiro profondamente. «Pronta?»
Fontana mi scruta perplesso, non si aspetta certo una improvvisata del genere.
«Adesso o mai più», grido.
Apriamo la portiera e ci gettammo fuori dalla macchina in corsa. Tomboliamo rovinosamente a terra e anche se la velocità non è molto elevata mi brucio entrambe le ginocchia. Ingoio inavvertitamente frammenti d’asfalto e gli sputo via tossendo. Non possiamo permetterci di cincischiare. Chi se ne frega se mi è finito del bitume in gola.
«Corriamo».
Prendo per mano Anna e ci dirigiamo verso un campo d’erba. Sfortunatamente non ci sono alberi nelle vicinanze, o luoghi riparati dove nascondersi, ma almeno c’è molta gente di passaggio.
Non ci voltiamo indietro per non perdere tempo e sfrecciamo come razzi verso l’altro lato della strada. L’addome mi fa ancora malissimo ma resisto stoicamente al dolore, merito anche di tutta la adrenalina che ho in corpo. Inaspettatamente odo un sibilo di vento sfiorarmi il lobo dell’orecchio destro, preceduto da un boato sordo. Porca puttana, ci sta sparando addosso.
«Più veloce.»
Troviamo rifugio dietro ad un guardrail e ci rannicchiamo dietro ad esso, ma non siamo ancora al sicuro. Un secondo sparo colpisce la lamiera e riesco a distinguere molto bene la scintilla provocata dal proiettile.
Mi sporgo leggermente in avanti per controllare dove si trova Fontana, ma non è affatto una buona idea. Una raffica mi piomba addosso. Per fortuna il guardrail funziona bene come scudo. Il folle poliziotto si è armato di fucile e viene dritto verso di noi. Qualche macchina lo rallenta impedendogli di attraversare facilmente la carreggiata. I passanti sono terrorizzati e qualcuno strilla per la paura.
«Non abbiamo scampo», esclama Anna.
Alle nostre spalle si estendono solo campi, le prime case distano almeno un centinaio di metri. Troppo lontane. Scappando in una zona aperta gli concederemo un facile bersaglio.
«Mi dispiace per come sono andate le cose, ho sbagliato a coinvolgerti in questa orribile faccenda.»
Le prendo il volto fra le mani e la bacio.
«Non è il momento di discuterne.»
«Moriremo, non avremo altre occasioni.»
I nostri occhi riflettono il volto sconsolato dell’altro. Non serve aggiungere altro. Gli sguardi parlano da sé.
Poi avviene un miracolo. Intravediamo transitare una pattuglia di carabinieri in senso opposto di marcia. Assistono stupefatti alla guerriglia urbana e decidono di intervenire. Effettuano una manovra ad U e si avvicinano al perimetro di battaglia. Individuano subito da dove proviene il pericolo ed intimano a Fontana di fermarsi immediatamente. Lui li ignora e allora gli uomini dell’arma aprono il fuoco e colpiscono Fontana alle gambe. Il killer molla la presa del fucile e si accascia a terra dolorante.
I due paladini della giustizia tranquillizzano gli astanti ed ammanettano il killer del parco. Era ora che lo catturassero. Usciamo da dietro al guardrail con le gambe tremolanti ed il fiato corto per la tensione.
«Ma cosa diamine è successo?» Domanda l’uomo in divisa.
«Ci voleva uccidere, è un pazzo. Ci siamo lanciati dalla macchina in corsa e siamo scappati», spiega Anna ancora sotto choc.
«È il killer del parco. La polizia lo sta cercando da settimane. Sbattetelo in prigione», aggiungo con rabbia mentre guardo Fontana dritto negli occhi.
«Non sono un assassino, lui lo è. Ho provato a fermarlo, sono un poliziotto, prendete nel cruscotto il mio tesserino se non mi credete.»
«Sta mentendo», protesto incredulo per la sua sfacciataggine. Non può cavarsela anche questa volta.
I due carabinieri frugano all’interno della macchina.
«Agente Fontana. Diceva il vero. Lo sa che non si spara in mezzo ai civili?»
«Scusate, ho sbagliato, ma questi due sono soggetti pericolosi, dovete portarli in centrale.»
«Non gli darete mica retta vero?»
I due sembrano indecisi sul da farsi.
«Un momento», interviene Anna. «Ho la prova che lui è il vero assassino.»
«Ma che cazzo stai dicendo?» Sorride ironico Fontana.
«Ho registrato tutto brutto pezzo di merda. Sei fottuto.»