Capitolo 34 - Un cadavere di troppo
By Gabriele Driussi
Mi hanno condannato a diciassette anni e sei mesi, ma se mi comporto bene, senza sgarrare di una virgola, uscirò due anni prima per buona condotta. Certo, sembra una eternità ma in fondo sono ancora giovane. Una volta fuori, avrò una vita davanti per recuperare il tempo perduto. Spero che Anna mi aspetti fino ad allora, ma non voglio illudermi troppo. È una ragazza fantastica ed intelligente, chissà quanti pretendenti le ronzeranno attorno durante questo lungo periodo. Se si dimenticherà di me non posso certo biasimarla, con il sottoscritto non avrebbe alcuna prospettiva, nessun futuro con bambini, matrimoni e cose del genere.
Al momento mi viene a trovare ogni giorno e discutiamo di qualsiasi argomento ci passi per la mente. Trascorriamo tanto tempo a chiacchierare, proprio come una volta e i saluti sono sempre dolorosi.
Anche i miei genitori si recano qui costantemente. Mia madre come al solito si preoccupa della mia alimentazione e già dopo una settimana di detenzione mi vede sciupato. Mio padre si limita a recitare frasi di circostanza del tipo «andrà tutto bene», oppure «vedrai che passerà presto».
Il mio amico Simone si impegna a venirmi a trovare molto spesso. Sono trascorsi solo quattro mesi di detenzione e lui è già riuscito a realizzare il suo sogno ed aprire un ristorante che conta ben cinquanta coperti. Presto otterrà anche una stella Michelin ne sono certo. Angelo invece è molto occupato a crescere suo figlio. Ovviamente non lo ha chinato Javier, e nemmeno Gianni come suo suocero. Il piccolo ha ereditato il nome di un personaggio mitologico, Leonida, come il guerriero degli eroici trecento delle Termopili. Sarà un uomo battagliero proprio come il padre. L’ultima volta che ho incontrato Angelo lo ho trovato molto più maturo. Diventare genitore ti fa crescere. Lo invidio molto.
In pochi giorni ho conosciuto molti detenuti, alcuni di loro sostengono di essere innocenti e provano a suicidarsi con ogni mezzo. Il mio vicino di cella dopo diversi tentativi ci è riuscito strozzandosi con i lacci delle scarpe. La vita qui non è facile se non ti sai adattare.
A Fontana invece sono stati assegnati undici ergastoli e ovviamente la prigione a vita. In passato aveva rapito e trucidato molte altre ragazzine innocenti. Non si è mai mostrato pentito per quello che ha fatto.
Il suo legale ha provato a giocare la carta dell’infermità mentale per limitare i danni, ma la storiella del povero psicopatico abusato sessualmente dai propri genitori non ha attecchito. I giudici sono stati inflessibili e lo hanno condannato con il massimo della pena.
Romita nel frattempo si è ristabilito e ogni tanto passa a trovarmi assicurandosi che io stia bene. Svolge il suo lavoro sempre con passione, ma con un pizzico di attenzione in più verso le nuove reclute. Non vuole correre il rischio che ricapiti tra le sue file un caso Fontana.
Tutto il personale carcerario è gentile con me e provvede ai miei bisogni primari. Mi hanno concesso addirittura la possibilità di pubblicare il mio primo romanzo e sono loro grato. Il libro non ha riscontrato molto successo, ma sono contento comunque. È stato durante l’ora d’aria di una domenica piovosa che mi è venuta in mente l’idea di scrivere di quanto mi è capitato.
Ho completato il manoscritto in meno di tre mesi. Del resto non ho molto altro da fare segregato qui in cella. E poi non mi sono dovuto sforzare ad inventare nulla. Ho raccontato tutta la verità senza omettere niente. Grazie ad un secondino veramente servizievole e disponibile ho inviato il romanzo ad una grossa casa editrice e dopo due mesi mi hanno risposto che sono intenzionati a pubblicarlo. È stato incredibile ed inaspettato.
Il libro dal titolo «Un cadavere di troppo» sta sbancando il botteghino e in una settimana è già diventato un best seller. Se ne vendono migliaia di copie, anzi milioni. Peccato che non posso godermi il successo.
La sera prima di coricarmi sotto alle coperte rifletto sul mio futuro.
Alessandro Ermacora è un assassino, un uomo solo con i propri rimpianti. Allo stesso tempo sono diventato uno scrittore famoso. Diciassette anni saranno lunghissimi da far passare, ma ho l’opportunità di riscrivere la mia vita.
Da quest' oggi inizierò il mio nuovo romanzo. Il primo capitolo si intitola «Rinascita».
Auguro a tutti buona lettura.