Capitolo 16 - Un cadavere di troppo
By Gabriele Driussi
Sta calando la sera, le giornate pian piano tornano ad accorciarsi. Il sole si prepara a tuffarsi nel mare. La sfera infuocata cala lentamente in modo impercettibile fra gli occhi estasiati dei passanti. Io ed Anna ammiriamo lo spettacolo in assoluto silenzio assieme a moltissima altra gente abbracciata lungo il bagnasciuga. All’orizzonte si intravedono delle vele scure, che da qui si confondono coi gabbiani. Una coppia di innamorati immortala il momento con una miriade di selfie a ripetizione. Noi preferiamo gustarci il panorama dal vivo, ma purtroppo non restiamo incantati come meriterebbe tale visione paradisiaca. Siamo troppo preoccupati di ricevere una visita sgradita.
La maggior parte delle persone riprende il tramonto con il proprio smartphone ed in molti utilizzano anche la macchina fotografica. Adocchiamo con diffidenza chi usa quell’aggeggio. Per noi è sinonimo di pericolo imminente.
«Andiamo o faremo tardi», soffia Anna all’interno del mio orecchio. Il sussurro della sua voce mi fa venire la pelle d’oca e le stampo un bacio sulla fronte.
L’orologio segna le 20.25; il concerto è previsto per le ore 21.00 con il classico ritardo d’ordinanza. Tuttavia per assicurarsi una postazione decente dobbiamo metterci in coda al più presto. Non sono previsti posti a sedere se non quelli dedicati ai disabili in prima fila e quindi chi prima arriva, meglio alloggia.
Se non ci sbrighiamo temo che con la mia proverbiale sfortuna mi capiterà davanti il solito rasta alto due metri e magari pure sbronzo. Con tutto quello che mi sono costati i biglietti pretendo almeno di vedere Tiziano Ferro da vicino.
Superiamo le transenne ed esibiamo i biglietti ad un addetto svogliato con la scritta Staff sulla maglietta, il quale strappa via la matrice e ci riconsegna il ticket. Ad Anna piace collezionarli. Sostiene che in futuro diventeranno un bel ricordo. Lo fa anche con i biglietti aerei e le brochure degli alberghi dove alloggiamo quando siamo in vacanza.
Qualche metro più avanti di noi scopro che anche il ragazzino sullo skate, lo stesso che poco fa ci ha consegnato la busta incriminata, partecipa all’evento. Tiene sulle spalle il fratellino minore per regalargli una visione migliore.
Il piccolo, ingrato, si diverte a scompigliarli i capelli e a fargli i dispetti. La madre lo riprende con fervore, ignorata però dal padre che imita il figlio più piccolo, aiutandolo a spettinare quello più grande. Scoppiano in una risata sguaiata e coinvolgente.
Vorrei avvicinarmi al ragazzo per chiedergli ulteriori informazioni sul soggetto che lo aveva adescato in fondo al viale, ma poi lascio perdere. Non voglio rovinargli la serata. Mi sembrano proprio una famiglia felice.
La spiaggia si sta riempiendo, quasi tutti indossano una t-shirt nera con sopra stampata la scaletta del concerto. Sul retro della canotta invece si trova la data dell’evento in questione. Leggo negli occhi di Anna un profondo dispiacere. Anche lei ne desidererebbe una. L’abbiamo adocchiata appesa in ogni bazar lungo la riva, ma la mia avarizia ha prevalso preferendo le granite. La delusione del mancato acquisto si rafforza quando una signora attempata ci supera. Porta con fierezza una bandana legata attorno alla testa che ritrae il volto di Tiziano Ferro.
«La compriamo al ritorno, promesso», la rincuoro.
«Non lo so se il nostro conto in banca ce lo permette», mi punzecchia.
Odio quando fa i capricci, ma adesso so che sta solo scherzando.
Le intono «Perdono» steccando tutte le note e le strappo un sorriso.
«Smettila, ci guardano tutti.»
In effetti è vero. Un gruppetto di ventenni accanto a noi si gode la mia performance prendendomi in giro di nascosto. Gli strizzo l’occhio e loro sollevano i bicchieri di plastica con la birra dentro. Abbiamo già fatto amicizia.
Manca poco oramai all’ora ics e lo spazio dedicato al concerto è gremito. C’è talmente tanta gente che siamo tutti appiccicati. Meno male che si è alzata una leggera brezza, utile a concederci un po’ di respiro. La prima fila inneggia il cantante invitandolo a presentarsi sul palco. Tiziano, Tiziano, Tiziano ripetono allo sfinimento. Trovare tra tutta questa folla il mio stalker è impresa impossibile, ma non posso fare a meno di provarci. L’occhio cade da tutte le parti, ma in verità non so nemmeno chi cercare.
Parecchi agenti in divisa stazionano ai lati della spiaggia. Qualcuno invece si trova di ronda tra il pubblico per evitare eventuali furti. Un giovane poliziotto si prodiga a bloccare sul nascere eccessivi stati di ebbrezza da parte di qualche fan troppo esagitato. Tipo il trio di scalmanati poco dietro di noi che viene puntualmente redarguito.
Il pensiero di avere tutta questa polizia intorno invece che rilassarmi mi mette ansia. All’interno della mia tasca si trova una collanina appartenente ad una ragazza scomparsa. Prova che potenzialmente potrebbe spedirmi dritto in galera senza passare dal via. Forse aveva ragione Anna nel consigliarmi di gettarla in mare.
«Secondo te anche lui ha comprato il biglietto?» Domanda la mia compagna stringendomi forte la mano.
«Spero di sì, così magari compare nel registro dei presenti e gli agenti potranno risalire alla sua vera identità.»
«Accidenti, si vede che sei uno scrittore di gialli», sorride accarezzandomi il lobo dell’orecchio.
Mi sono quasi dimenticato di avere scritto un libro che tra qualche mese verrà pubblicato. In circostanze normali non me lo sarei mai scordato.
«Hai paura?»
«Se tu sei sicuro di quello che fai, per me va bene.»
«Certo che lo sono.» Non lo sono affatto invece. Temo più che mai questo incontro ravvicinato. Verrà lui da me, ha scritto. Per uccidermi. Potrebbe avere un coltello con sé, o addirittura una pistola; nessuno ci ha perquisito e tantomeno c’erano dei metal detector. Tuttavia credo che con quel messaggio abbia solo voluto spaventarmi per riprendere saldamente le redini del suo gioco perverso. Non può rischiare di ammazzarmi in mezzo a tutta questa baraonda, qualcuno se ne accorgerebbe.
Una volta di fronte a quell’uomo, sarò in grado di mantenere la freddezza dimostrata inviandogli il messaggio, o me la farò addosso? Presto lo scoprirò. Lo minaccerò di raccontare tutto alla polizia e, se non mi lascia in pace, una volta scoperta la sua vera identità, lo accuserò anche dell’omicidio di Erik. Del resto il suo cadavere è nascosto a pochi passi dal luogo dove è stato rinvenuto l’altro.
Verrà più facile pensare che sia sempre lui il responsabile di entrambe gli assassinii. E poi sarà sempre la mia parola contro la sua. La polizia crederà a me e non ad un pazzo psicopatico. Mi rendo conto che la mia idea appare pericolosa ed ambiziosa, ma non vedo molte alternative se voglio mettere fine a questa dannata faccenda.
Lo so che è un gesto vile incolpare un altro al posto tuo, ma comunque spedirò in carcere un uomo colpevole e in questo modo non ci dovrò andare io a tenergli compagnia.
Le luci si spengono e all’improvviso restiamo al buio. La folla emette un boato. Ci siamo. Si accende un occhio di bue che illumina il centro del palco. Da dietro il sipario sbuca fra gli applausi un tizio mingherlino con un ciuffo alla Elvis. Impugna un violino di modeste dimensioni e fra lo stupore generale della gente inizia a suonare un brano rock, rivisitato in una versione melodica. Il risultato è a dir poco straordinario, mi viene la pelle d’oca.
Gli spettatori, me compreso, sono in estasi, davvero bravo quel violinista. Batto le mani convinto ed Anna fischia in segno di approvazione, contribuendo all’ovazione generale. Finita l’esibizione si congeda con due inchini lasciando spazio al vero protagonista della serata.
Tiziano Ferro finalmente fa la sua comparsa. È vestito semplicemente con dei jeans strappati e una canottiera bianca aderente, quanto basta per mandare in visibilio il pubblico pagante. Saluta Lignano e tutti quanti rispondono con centinaia di grida isteriche. Parte la musica e la prima canzone mi stupisce in quanto a profondità del testo. Non lo avevo mai ascoltato dal vivo prima d’ora e devo ammettere che ne è valsa veramente la pena. La sua voce calda mi cattura.
Per un attimo io ed Anna ci abbandoniamo alla sua melodia rassicurante. Le note escono dagli strumenti in perfetta armonia con le parole del brano e tutti cantano a memoria i suoi successi più famosi.
Alla nostra sinistra scorgiamo uno yacht di lusso ormeggiato vicino alla riva. Sicuramente il proprietario si sta ascoltando l’esibizione senza pagare il biglietto. I suoi ospiti lo ringrazieranno a lungo per quella posizione privilegiata.
Le onde si infrangono contro l’imbarcazione e la luna ne illumina le increspature. Uno spettacolo nello spettacolo.
Quando Tiziano intona «Sere nere», i suoi fan gli fanno eco ondeggiando a destra e a sinistra come dei pendoli. La cosiddetta «poga». Accendono la torcia dei propri telefonini per illuminare la spiaggia e sembra quasi giorno. Non dimenticherò mai questo momento. Anche io ed Anna li imitiamo ed innalziamo i cellulari al cielo muovendoli a ritmo.
La signora con la bandana accanto a me stona ogni parola, ma prosegue imperterrita col suo strazio. Sussurro alcune frasi della canzone, non sono un tipo che si lascia andare facilmente. Anna al contrario di me è decisamente più estroversa. Solitamente non si crea molti problemi e se possibile addirittura balla.
Questa sera però è diverso. L’ombra di un incontro sinistro incombe sopra alle nostre teste come una spada di Damocle.
Una raffica di vento improvviso solleva della sabbia che puntualmente mi finisce dentro agli occhi.
«Accidenti non vedo nulla», affermo stropicciandomi le palpebre.
«Quegli agenti vengono verso di noi», mi avverte Anna cercando di capire a chi stanno mirando.
Alle nostre spalle due tizi che parlano inglese sono palesemente ubriachi e stanno molestando i vicini urtandoli con vigorose spallate.
«Gli sta bene, così imparano ad alzare il gomito», esclama Anna soddisfatta.
Tolgo l’ultimo granello che mi è finito a contatto con la pupilla e riapro gli occhi normalmente senza lacrimare.
La persona che però mi trovo di fronte, forse era meglio non vederla.
Romita, anzi l’ispettore Romita picchietta minaccioso un manganello contro la propria gamba. Sembra piuttosto scocciato.
«Signor Ermacora la prego di seguirmi», sentenzia impassibile. Come ha fatto a riconoscermi in mezzo a tutta questa gente? E si ricorda pure il mio cognome. Che onore penso io. Ma purtroppo non c’è nulla da ridere.
«Che succede agente?» Chiede Anna posizionandosi ad un palmo di naso dall’ispettore.
«Lei non si impicci, dobbiamo parlare con lui.»
Qualche passo dietro a Romita si trovavano Giuliani e lo sbirro che mi aveva lasciato andare ieri sera al parco. Questo giro è sprovvisto di macchina fotografica.
«Io sono la sua ragazza. Può rivolgersi anche a me, non abbiamo segreti tra noi.»
«Ne è sicura signorina?»
Quell’allusione la fa esitare per un istante. Traballa perfino sulle gambe.
«Si certo che sono sicura.»
«Allora non le dispiacerà se lo perquisisco.»
«Ma non può farlo», protesto timidamente.
«Altroché se possiamo», interviene Giuliani.
Il resto della gente non sembra badare a noi. Tutti continuano a cantare come se niente fosse. Dannazione, la polizia mi sta perquisendo contro alla mia volontà e nessuno nemmeno si volta. Perlomeno eviterò di essere messo alla gogna in pubblico.
Giuliani mi fruga nelle tasche e trova la collana. «Questa che cosa è?»
«Un acquisto che ho fatto stamane in spiaggia.»
«Verificheremo», commenta glaciale Romita proseguendo a palpeggiarmi. Poi passano ad Anna, la quale li manda platealmente a quel paese senza mezze misure. Non credo che stiano seguendo le procedure. Ci trattano come dei criminali. In fondo il sottoscritto lo è.
«Devo togliermi anche le mutandine?» Li pungola Anna beffarda.
Romita ignora la frecciata e si rivolge ai suoi uomini, ma non riesco a sentire quello che bisbigliano.
«I vostri telefoni sono sotto sequestro.»
«Ma questo è abuso di potere», affermo abbastanza convinto che sia vero. Insomma, anche se pubblici ufficiali non gli è mica concesso tutto.
«In questo caso non direi, stiamo agendo nel pieno rispetto della legge.»
«Quale caso?» Balbetto sforzandomi di mantenere un atteggiamento dignitoso.
«Signor Ermacora, lei è accusato di omicidio.»
Quelle parole giungono alle mie orecchie con un suono ovattato. Come se a pronunciarle fosse stata una persona lontanissima.
Guardo Anna, poi Romita e i suoi agenti. Tiziano nel frattempo ha terminato un altro brano e la gente applaude. Capto i rumori distorti, alzo gli occhi verso la luna e poi svengo.
Buio totale. Sento solo le ultime parole di Romita «Lo abbiamo preso finalmente.»