Capitolo 27 - Un cadavere di troppo
By Gabriele Driussi
La seconda visita di oggi è ancor peggio della precedente. Ho chiesto a Romita la cortesia di informare la mia famiglia riguardo all’incidente. Prima al telefono non ne ho avuto la forza. Appena saputo la notizia si sono fiondati tutti qui.
Anna e i miei genitori mi scrutano con espressione truce ai piedi del letto. Nessuno fiata, nessuno parla. È uno starnuto di mio padre a rompere il silenzio.
«Chissà quanti batteri ci saranno qui dentro», bofonchia soffiandosi il naso.
Mi aspetto la classica domanda di mia madre sul cibo. In ospedale servono pietanze dietetiche e leggere, per giunta senza sale. Figuriamoci se resiste a chiedermi se mangio abbastanza. Mi preparo anche a ricevere una epocale ramanzina per essere finito fuori strada a causa di una distrazione al cellulare e invece niente. Non vola una mosca. Tutti tacciono omertosi e fissano il pavimento, neanche sperassero di trovarci sopra delle monetine da due euro incastrate fra le fughe.
Dall’espressione contrita di mia madre capisco che soffre. Sa che io e la mia fidanzata ci siamo lasciati e non lo digerisce. Anna per lei era diventata una seconda figlia e anche se molto diverse di carattere, si volevano bene. Con il passare degli anni condividevano molte frivolezze come per esempio fare shopping assieme nelle vie del centro, oppure guardare telenovele spagnole di dubbio gusto, mentre io e mio padre discutevamo di calcio mercato.
Ricordare quegli episodi è doloroso, amo ancora Anna, come potrei non farlo. La mia prima e unica ragazza, come io sono stato il primo e unico ragazzo per lei. Almeno fino a sei mesi fa.
«Ti dimetteranno presto ho sentito», sussurra mamma.
«Tra tre giorni.» Mi torna alla mente l’appuntamento col killer. Non ne posso davvero più di questa storia.
«Ti senti bene?» Soggiunge mio padre schiarendosi la voce.
«Ho avuto periodi migliori, ma presto tornerò in forma.»
Anna continua a restare in disparte in fondo alla stanza e non si intromette nel discorso. Chissà che cosa ha raccontato ai miei, se ha indorato loro la pillola oppure è stata sincera su tutto.
«Noi ce ne andiamo, tuo padre si è preso la briga di aiutare il vicino di casa a tagliare l’erba e siamo già in ritardo», annuncia mamma pizzicandosi il labbro con gli incisivi.
«In due ci metteremo di meno», brontola contrariato e con la mano fa un cenno ad Anna che ricambia chinando il capo.
Mio padre si esprime sempre in modo sintetico. Due parole per lui sono già troppe. Fiato sprecato.
Incredibile come si comporti in maniera così distaccata dopo tutto quello che mi sta accadendo. Non si scompone di un millimetro, eppure suo figlio prima è stato accusato di omicidio e successivamente arrestato, poi minacciato da uno psicopatico e infine tradito e mollato dalla sua compagna di sempre. Evidentemente niente che possa turbare un animo duro e puro come quello di mio padre. Beato lui. Io invece ne esco a pezzi.
I miei se ne vanno per lasciare spazio a me e alla mia ex. Mi suona ancora strano definirla così, ma prima lo accetto e meglio è.
Mi trovo da solo con Anna. Non voglio rendergliela facile quindi mi volto su di un fianco, dandole la schiena. Non sono certo io quello che deve cominciare a parlare. Spetta a lei dire qualcosa, anche se ad essere sincero non ho nessuna voglia di ascoltarla.
«Te la sei vista brutta eh?» Esordisce avvicinandosi al letto. È combattuta se posarmi una mano sulla spalla o meno, ma alla fine ci rinuncia. Ottima scelta. Avrei reagito male.
Non rispondo alla domanda e mi limito a sospirare.
«Mi dispiace Alex. Io ti amo. Ho sbagliato, ma non è stata solo colpa mia.» Taglia subito la testa al toro e va dritta al punto.
«Io non mi sono scopato nessuna, nemmeno col pensiero.»
La rabbia mi provoca un violento colpo di tosse.
«Vuoi un bicchiere di acqua?»
«Io non voglio niente da te.»
Mi comporto come un bambino capriccioso, ma ne ho tutte le ragioni.
«Mi potrai mai perdonare?» Domanda con un filo di voce e anche se non la vedo in faccia, immagino che stia piangendo.
«Quindi non intendi proseguire la relazione con il tuo collega?»
«No, è stato un brutto errore, mi faceva sentire donna e ci sono cascata.»
La naturalezza con la quale commenta la situazione è disarmante, mi lascia di sasso. Mi fa incazzare ancora di più perché mette in evidenza le mie mancanze.
«Ma non ti vergogni a parlarmi così?»
«Sto cercando di essere sincera e aprire il cuore.»
«Mi pare che tu abbia aperto altro invece», grido arrabbiato.
Provo a resistere ai suoi singhiozzi, ma alla fine cedo. Mi giro verso di lei e le accarezzo i capelli. All’inizio il contatto mi fa ribrezzo, ma metto da parte per un attimo i sentimenti negativi. Lei mi guarda con le lacrime che le rigano il viso. Mi sento sporco solo a sfiorarla, ma al contempo voglio consolarla. Sono indeciso. Vivo due emozioni contrastanti.
«Non posso perdonarti, lo capisci?»
Annuisce e tira su con il naso.
«Occorre del tempo per lasciarsi alle spalle questo schifo», dico più che altro a me stesso e non mi riferisco solo alla nostra relazione.
«Grazie.»
Ci abbracciamo forte nonostante la mia riluttanza iniziale. Il suo contatto mi rassicura, ma non sono ancora pronto ad abbandonarmi del tutto.
«Io ti credo», afferma di punto in bianco Anna.
«A cosa ti riferisci?»
«Al fatto che non sei pazzo. Non finirò mai di chiederti scusa. Mi sono fatta plagiare da tutte quelle stronzate che mi hanno raccontato»
Chiudo gli occhi e inspiro a fondo. Non me la sento di commentare. Soprassiedo con eleganza. Ho sofferto abbastanza e adesso ho ben altre incombenze. Comunque mi fa piacere che finalmente se ne sia resa conto.
«Adesso va per favore, vorrei riposare un pochino.»
«Certo, se ti serve qualcosa chiamami, io sono qua fuori.»
«Vai a casa Anna, tanto ci sono i medici qui.» Oltre che decine di sbirri impertinenti vorrei aggiungere. «Mamma ha bisogno di te.»
Romita irrompe nella stanza di gran passo. A proposito di sbirri impiccioni.
«È svanito nel nulla. Non può essere andato lontano dannazione. Ci serve che tu fornisca un identikit. Ho contattato un esperto e a momenti sarà qui.»
«Ve lo ho già ripetuto centinaia di volte, quell’uomo usa dei travestimenti, è impossibile affibbiargli un volto.»
«Provaci lo stesso.»
Romita è disperato. Più tempo passa e meno possibilità ci sono per la bambina di salvarsi. Sempre che non sia già morta.
«E va bene», rispondo scettico.
«Signorina mi spiace avervi interrotto, ma la questione è urgente.»
«Non si preoccupi me ne stavo giusto andando, ciao Alex.» Mi manda un bacio con la mano.
«Vedo che le cose tra di voi stanno migliorando», commenta l’ispettore una volta uscita Anna dalla stanza.
Innalzo gli occhi verso il soffitto e allora lui cambia discorso.
«I genitori della ragazzina rapita stanno dando di matto. Se non la ritrovo viva mi gioco la carriera. Il padre è una persona molto influente all’interno della società e possiede diversi agganci in politica. Dà del tu anche ai miei superiori, tanto per intenderci.»
Mentre Romita si confida con me, ne approfitto per togliermi una curiosità. «Come mai mi credete sulla parola? Nessuno oltre a me ha visto entrare un uomo qua dentro. Potrei essermi inventato tutto, oppure come sostenevate all’inizio sono pazzo ed in preda alle allucinazioni.»
Parlo con risentimento, mi hanno ferito nell’orgoglio, ma il mio intervento mi sembra comunque più che sensato.
«Fontana afferma di aver notato un tizio altissimo quasi quanto lui aggirarsi in corridoio.»
«E quindi se ne è andato a bere un caffè», lo punzecchio per vedere come reagisce.
«Sorvoliamo sul comportamento disciplinare del mio collega, verrà punito in separata sede e al momento opportuno. Torniamo a noi. Abbiamo visionato tutte le telecamere dell’ospedale ed effettivamente si scorge una persona entrare e uscire da questa stanza. Tracciando il suo percorso si riesce a distinguerlo fino al bar del primo piano, poi le telecamere puntano da un’altra parte. Si è infilato in un angolo cieco e lo abbiamo perso. Ci sono diverse uscite, ma per ora non risulta comparire in nessuna di esse.»
«Quindi si trova ancora qui!» Deduco intimorito.
«O più plausibilmente si è liberato del travestimento e se ne è andato. Stiamo cercando quella parrucca dovunque, nei cessi, nei ripostigli e in ogni meandro dell’ospedale, ma si sta dimostrando una impresa impossibile.»
Ragiono su quello che ho appena sentito. Ogni volta mi stupisco di quanto il killer sia ben organizzato. Studia i piani nei minimi dettagli e agisce a sangue freddo con una tranquillità invidiabile. Un soggetto simile è un pericolo per tutti.
«Dobbiamo pensare come lui, azzardare, uscire allo scoperto.»
«Ma che stai dicendo? Qui non siamo nei tuoi libri. Questa è la fottuta realtà.»
«Delle volte la realtà supera la fantasia.» Io lo so bene.
«Hai in mente qualcosa? Ti ascolto giusto perché al momento siamo in una fase di stallo.»
«Fate uscire una notizia falsa al telegiornale. Spifferate ai media che avete ritrovato la ragazzina.»
«Ma hai perso il lume della ragione? I suoi genitori mi uccideranno, per non parlare dei miei capi.»
«Ovviamente dovrete chiedere il consenso delle parti chiamate in causa, ma riflettete un attimo sulle conseguenze. Il killer si sentirà spaesato, da quello che abbiamo visto fino a d’ora rivendica tutti i suoi omicidi, anche se ha provato ad incastrarmi più volte, alla fine non resiste e ci tiene a far sapere a tutti che è lui il vero colpevole. Con me si sta solo trastullando perché si diverte, gli servo esclusivamente come stimolo, per rendere la cosa più intrigante, me lo ha confessato lui.»
«Non lo so, è rischioso, potrebbero destituirmi se andasse storto qualcosa.»
«Potrebbero morire altre persone», lo apostrofo.
«Meglio fare come ha consigliato lui, presentarci puntuali all’appuntamento e nel frattempo organizzare una trappola.»
«Ma non capite? È proprio quello che lui si aspetta. Per questo vince sempre facile, prevede tutte le vostre mosse e a sua volta vi tende un tranello. Si trova sempre in vantaggio, dobbiamo assolutamente proporre sul piatto qualcosa di nuovo.»
«Provo a vedere cosa si può fare.»
«E un’ultima cosa..»
«Dimmi Sherlock Holmes», si volta seccato l’ispettore.
«Non ne faccia parola con nessuno, nemmeno coi colleghi più stretti, potrebbero esserci delle fughe di notizie.»
Romita sbuffa, forse mi considera un esaltato, ma dalla sua espressione intuisco che si trova d’accordo con me. Se riesce a convincere i suoi capi, presto tutti i telegiornali trasmetteranno lo scoop della ragazzina ritrovata incolume.
Il killer andrà su tutte le furie e commetterà un passo falso.
Ce lo auguriamo tutti.